Ovvero Il Pianeta delle Oche Morte

Non ho molto tempo e lo devo fare di nascosto ma devo raccontare come è andata perchè io c’ero e, sfortunatamente, ci sono ancora.

Siamo rimasti in pochi, qualche migliaio, forse più, non saprei dirlo con precisione.

Ci tengono in un posto segreto ma non ci fanno mancare nulla, solo che non possiamo andarcene.

Praticamente una galera.

Loro la chiamano la “Riserva”.

Chi non ha retto la situazione, anni fa, si è suicidato.

Si racconta giù alla mensa che un tale, un certo Morris, è riuscito a scappare.

Io son qui dal primo giorno e vi posso assicurare che è impossibile scappare, perchè l’unico modo per andarsene è dentro una bara.

Devo fare in fretta, tra poco toglieranno la luce poi la ridaranno solo tra otto ore.

Ci alterano i cicli biologici per renderci “più produttivi”, dicono, otto ore ad una luce quasi accecante e otto al buio completo.

Son quasi cieco, dopo questi anni, e a loro fa comodo così, per quel che gli servo.

Evitano i tentativi di fuga di noi poveri ciechi e possono abbassare la sorveglianza.

Ma vedo ancora abbastanza bene da poter scrivere e prima che sia la fine, anche se non so a cosa e a chi servirà, voglio raccontare tutto.

Me l’ha chiesto Anna e dice che è importante.

Questo è il mio ciclo libero, uno ogni quattro alternanze luce/buio, e posso fare quello che mi pare.

Spero di fare in tempo.

Tutto ha avuto inizio quando alcuni studiosi dissero che nel 2012 sarebbe dovuto finire il mondo.

Io c’ero e vi posso assicurare che non è finito nulla, siamo ancora qui che pestiamo la terra e la fuori le cose credo vadano ancora come un tempo.

Il giorno segue sempre la notte e ci sono ancora i mari, le montagne e le pianure.

Così come gli animali e le piante stanno ancora li come le ricordo io.

L’unico cambiamento è stato l’effetto Solange.

Era poco prima di natale ed ero in un bar che aspettavo il mio caffè.

Un giorno come tantissimi altri.

Pochi avventori in fila ad attendere di essere serviti.

Il barista iniziò a starnutire, un attacco di raffreddore di quelli che tolgono il fiato, una raffica incontenibile finita la quale svenne.

Credo sia iniziata così un po’ ovunque.

A breve tutto il bar starnutiva, un contagio anomalo ma rapidissimo.

Svennero quasi tutti, per pochi secondi, poi si rialzavano come nulla fosse.

Mesi dopo lo chiamarono Effetto Solange.

Finchè ho potuto leggere i giornali, quando ero ancora libero, l’OSM, l’Osservatorio di Sicurezza Mondiale, diffuse le stime che oltre l’85% della popolazione era stata colpita e secondo me erano stime molto prudenti.

Gli effetti non si videro subito, ci volle qualche tempo.

Ma nel giro di sei mesi da quel Natale del 2012, gli uomini della terra avevano perso completamente la loro virilità e le donne erano diventate ninfomani.

Albert Solange, lo scienziato svizzero che per primo si occupò di questa cosa, in diretta mondiale descrisse i fatti come gli esiti di un’epidemia di un batterio alieno e sentenziò che non c’era rimedio: il 97% della popolazione mondiale, di li a poco, avrebbe perso i suoi caratteri sessuali e la specie, in meno di 50 anni, avrebbe rischiato l’estinzione.

I governi furono ribaltati e le lesbiche andarono al potere un po’ ovunque.

Erano le uniche che avevano giovato degli effetti del Solange e le uniche a mantenere un certo equilibrio psicofisico.

Le donne eterosessuali, chiamate in seguito dai giornali le “cagne”, persa la capacità di procreare, in un primo momento, finchè ancora non erano stati trovati rimedi farmacologici, aggredivano gli uomini nei supermercati, negli uffici, per la strada.

Le più disperate si strusciavano contro i pali dei cartelli stradali, si masturbavano in pubblico, svaligiavano le dispense da wrustel e pannocchie di mais.

Un allevatore di cetrioli della bassa ferrarese diventò ricchissimo.

Per gli uomini, i “fuchi”, andò anche peggio.

Persa la virilità, il potere, tutto, moltissimi iniziarono un’estenuante cura del corpo, ore ed ore di palestra, ciglia rifatte, depilazioni totali, creme ed oli per il corpo, abbronzature di dodici mesi, fioccarono gli abbonamenti verso riviste un tempo dedicate alle donne e ci fu un boom di impiegati nella moda.

Si formarono anche governi ombra, governi paralleli a quelli ufficiali formati solo ed esclusivamente da fuchi, che però decidevano solamente le linee guida delle case di moda.

Il mio ultimo anno di libertà fu deliberato che per quella stagione tutti fossero vestiti di color pesca.

Poi c’eravamo noi.

A noi l’effetto Solange non ci aveva toccato.

Appena il 3% della popolazione mondiale alla quale le pulsioni sessuali ancora si funzionavano come un tempo.

Qui dentro, nella riserva, ci definiamo i “normali”, ma la fuori è impossibile usare questa parola.

Sarebbe vilipendio, i governi dicono che siamo tutti “normali”, quindi non è corretto specificare.

A parte distinguere “gli ultimi”.

Per tutti siamo “gli ultimi” e dove son rinchiuso da anni siamo “gli ultimi” rimasti sulla terra.

Tutti uomini.

Ci selezionarono in seguito alle richieste di alcune “cagne” facoltose che non si rassegnavano a rimedi farmacologici o fittizi e volevano disporre di autentici amanti in carne ed ossa, efficenti come un tempo.

Lo chiamavano il “rimedio vintage”.

Inizialmente qualcuno dei “normali” vide possibilità infinite nel ritrovarsi così desiderato e ricercato.

Alcuni si presentarono spontaneamente a casa di quelle “cagne” che offrivano più denaro.

Non ne è sopravvissuto neppure uno, tutti stroncati da infarti per “rimedi vintage” troppo prolungati ed estenuanti, sopraffatti dalle cagne ninfomani.

Poi si aprirono le banche del pene ma subito i governi decisero che le cose andavano regolamentate meglio, a loro favore, anche perchè il mercato del sesso diventò più ricco ed ambito di quello del petrolio.

Istituirono la “riserva”.

Convocarono tutta la popolazione maschile nelle vecchie caserme dismesse e la sottoposero ad esami clinici e alla terribile “cura Federigo”.

Impossibile omettere un’erezione spontanea se sottoposti alla “cura Federigo”.

Mi catturarono così.

Dopo gli esami di routine, anche se avevo tentato di nascondermi depilandomi completamente e ungendomi come un’orata, presentandomi con i mocassini di velluto fucsia, una copia di Men’s Healts e il tascapane di Louis Vuitton, cedetti alla cura Federigo.

La cura ti obbligava a cinque ore di filmati di Moana e Cicciolina, Eva Henger, Ramba, tutta la filmografia di Rocco Siffredi e Milly d’Abbraccio.

E io ressi bene senza nessun cedimento fino a quando iniziò Banana Meccanica, di e con Maurizia Paradiso, proprio nel momento in cui lei sorseggia il latte più .

Una incredibile erezione confutò il mio presunto stato di “fuco” e fui deportato qui nella riserva.

Abbiamo le nostre stanzine, ci danno dei ricostituenti, ci fanno una visita medica alla settimana, ci alterano i ritmi in modo da consentirci di essere sempre pronti per le richieste delle clienti.

Non percepiamo nulla, noi dobbiamo solo curare al massimo la prestazione nel “rimedio vintage”.

A volte va bene, la cliente è ancora giovane ed affascinante.

Altre volte è una vera fatica anche solo avere un’erezione ma debbo ammettere che non ho mai avuto difficoltà eccessive.

Poi questa luce che va e viene, la cecità che avanza, i “cicli” di lavoro ai quali ci obbligano e i medicinali che ci danno, non guardo neppure più le facce delle clienti, eseguo rimedio dopo rimedio poi attendo il riposo.

Sempre pronto ed efficente.

Ogni tanto qualcuno non regge i ritmi e non gli bastano le cure.

Qualcuno si è anche evirato.

Siamo sempre meno.

Mi è giunta voce che da qualche parte alcune donne “normali” si stanno riunendo e attraverso i vecchi depositi delle banche del seme provano a riprodursi per dare una speranza al pianeta.

Queste informazioni me le da la Resistenza, qualche “fuco” redento ed interessato alle sorti del pianeta assieme ad un paio di spie donne “normali” che son riuscite ad infiltrarsi nella Riserva e lavorano come secondine.

Anche i governi sanno della Resistenza e dei suoi piani, sono molto interessati. Ci vedono la possibilità di dare un ricambio all’eccessiva mortalità nella Riserva.

Io ci vedo solo un appiglio per scappare.

Anna, la “normale” infiltrata come secondina, dovrebbe arrivare tra poco.

È tutto pronto da mesi, ma ci hanno fatto saltare i piani già tre volte.

Ma questa volta credo non sospettino nulla, così dice Anna.

Speriamo.

Dovrò far finta di essere morto, mi metteranno in una bara e mi porteranno fuori di qui.

L’unico modo per scappare, come dicevo.

Non controllerà nessuno, all’ultima visita medica son risultato gravemente malato.

Anna ha alterato gli esiti.

Credo sia il 2022, son passati quasi 10 anni da quando mi hanno preso.

Ho perso il conto delle donne con le quali son stato, delle ore, forse mesi, dedicati al sesso.

Sono quasi cieco, stanco, arrabbiato.

Non so cosa mi aspetta, sarà dura.

Anna mi ha dato dei vestiti che userò quando sarò libero.

Quest’anno va di moda il beige.

Sempre meglio che il giallo.

Dovrò fingere di essere un fuco, per un certo periodo, ma a questo punto della mia vita, non mi interessa più niente, basta uscire da questa galera.

Anna dice che sarà tutto diverso nella comunità della Resistenza.

Faremo un mondo nuovo e lo faremo come piace a noi.

È tutto deciso – dice Anna – manchi solo tu -.

Contano molto su di me, per questo mi han chiesto di scrivere questo resoconto.

Vogliono sapere tutto della riserva.

Forse ne libereranno altri.

Poi sono curioso pure io di sapere chi è questo famoso “inseminatore” di cui parla sempre Anna, questa figura che attendono tutti loro con ansia.

Vedremo, so solo che sarà tutto diverso.


COSTOLA

23/03/2011

Dicono “evviva sta per essere presentato!”

Io non lo sapevo neanche, e non so neanche dove lo si recupera sta cosa che si dice “evviva, sta per essere presentato”. Io lo dovrei conoscere ma non me l’hanno presentato.

Per intanto lo presentano a Milano poi, chissà, magari anche qui da noi, magari anche in provincia, che ci vado in bici.

Per adesso non so niente, in pratica ne so quanto voi.

Lo faccio più che altro per fare un favore.

Dimenticavo, quel che esce è sto COSTOLA, che sarebbe una rivista che ha pubblicato un mio racconto.

 

Lui ne sa di più, chiedete di Filippo (clicca qui)

Correggo, non è mica per un favore che l’ho fatto, di dirvelo. L’ho fatto perchè sono onorato, di dirvelo, che mi han fatto partecipare.
Continuo comunque a non sapere a cosa ho partecipato.

Hereafter

05/01/2011

A me sti film fanno impazzire.

A dire il vero non sapevo neanche l’argomento, nel senso che sapevo che doveva uscire un film di Eastwood che parlava dell’aldilà, ma non mi ricordavo il titolo. Poi me ne sono accorto.

Le storie son tutte separate poi si riuniscono e sembra tutto abbastanza naturale, per quanto siano naturali le storie coi sensitivi, morti apparenti e gesti di psicocinesi dall’aldilà.

L’unica fatica l’ho fatta nel comprendere, ma è sicuramente colpa mia, che una parte dell’azione si svolgeva a San Francisco, una parte a Londra e un’altra a Parigi. Escludendo la parte di Parigi, dove parlavano in francese sottotitolato, San Francisco e Londra le ho distinte solo perchè poi fan vedere l’attentato alla metropolitana di Londra.

Poi non ho ben capito perchè la ragazza del corso di cucina non si fa più viva, che a lei cosa le cambiava sapere che il sensitivo aveva scoperto che il padre di lei, tanti anni fa, prima di morire, la violentava?

Poi non ho capito perchè chi va dai sensitivi vuol sempre notizie dai defunti che alla fine son sempre dei defunti pentiti che chiedono scusa, dei defunti che si dispiacciono, che perdonano ma soprattutto chiedono perdono. Io ho pensato che se morissi oggi, ci sarebbe qualcuno nella mia vita che magari ha dei sensi di colpa nei miei confronti, magari delle persone che vorrebbero chiedere loro scusa a me e che, sempre magari, in questo mio mondo ipotetico spiritista, farebbero una seduta spiritica per chiedermi scusa allora io, che da morto non sarei tanto biondo, come si dice, altro che accondiscendente e caritatevole. Io sarei già morto quindi di porgere l’altra guancia non avrei bisogno e allora a questi codardi, che hanno aspettato la mia morte per chiedermi scusa, direi Ma vaffanculo testa di cazzo, se speri di lavarti la coscenza con questo gesto, hai sbagliato persona, devi contorcerti nel rimorso.

Oppure visto che son già morto, non me ne fregherebbe un cazzo di chi è vivo e me ne sbatterei i maroni e non mi presenterei neanche.

Solo che i morti delle sedute spiritiche dei film, son sempre li che se ne fregano dei vivi e a me viene il dubbio.

Allora, se ve ne frega dei vivi, che delle scuse e dei perdoni noi vivi ce ne facciam poco, dateci un bel terno secco sulla ruota di Firenze.

Ecco, potevo essere anche più profondo ma sto film mi ha ispirato solo questi pensieri

Categorie

27/12/2010

[…] Categorie che spesso mi fanno pena sono i farmacisti e gli impiegati di banca. Quando i farmacisti impacchettano un prodotto, io dall’altra parte del bancone soffro per loro. Nè più nè meno come quando allo sportello di una banca, un impiegato ergastolano con la fede al dito mi conta sotto gli occhi cinquecento euro in biglietti da dieci o da venti, dopo aver addirittura chiesto “Come li vuole?” (per fortuna questi pagamenti a me vengono fatti di rado). I farmacisti si fanno un bucio de culo cosìa studiare per quattro o cinque anni, poi, una volta laureati, in camice bianco ti impacchettano preservativi. Tutto sommato stanno meglio i lavavetri. […]

[Diario segreto di un sopravvissuto – Remo Remotti]

American life

26/12/2010

Un film completamente americano, dall’inizio alla fine.

A me gli americani paiono, ogni volta che ne vedo raccontate le gesta, dei bamboccioni ma non nel senso inteso dal compianto Schioppa Padoa, ma nel senso di faciloni, cazzaroni, scemi.

C’è sta coppia con lui che sembra il figlio e lei la nonna e vivono dentro una roulotte/catapecchia senza riscaldamento in una località ignota a svariate miglia di distanza dalla famiglia di lui che però, in un attimo di egoismo, come viene definito nel film, decide di partire per la Danimarca, sogno inconfessato di ogni americano, la Danimarca.

E la coppia, con lui che sembra un nerd e lei uno scopino del cesso, inizia a vagare tra gli USA e il Canada alla ricerca di un senso, un appiglio, un posto dove stabilirsi per far nascere e crescere la loro famiglia.

Così girondolano lui vestito da boscaiolo e lei con le calze contenitive dal sud verso il nord premiando poi bocciando ogni scelta fatta per poi tornare in strada ogni volta.

Sempre sorpresi dagli stile di vita e dalle vite stesse di chi li accoglie, anche quando sembrano trovare la perfezione delle cose, prima si accorgono che le cose non sono così perfette e poi vengono richiamati altrove da altri eventi strani.

Mi fa impazzire la scelta finale dei protagonisti, scelta molto americana, vivere isolati su un lago (prescindendo dal significato specifico di quella coppia), scelta che si rassegna ad una solitudine obbligata in una società che rende tutti alieni agli occhi degli altri, scelta che probabilmente molti italiani, anche miei conoscenti, sognano ma poi non fanno per questioni di troppo isolazionismo, mancanza di comodità, paura, la scuola non sarebbe vicina, e se arriva qualcuno di notte?, c’è troppo ampio parcheggio, con chi gioco a Burraco? ecc.

Simpatico ma ricorda un po’ troppo film come Little Miss Sunshine, Il treno per il Darjeeling, rappresentazioni sintomatiche dove il viaggio sembra simulare il toccasana dei problemi, la panacea e la lente di ingrandimento su tutti i mali.

Ma la soluzione, questa volta, è restarsene per i cazzi propri come a dire: la soluzione non c’è.

[…] E un altro anno è passato, e un altro anno non abbiam chiavato.

E per non far dei torti o creare delle invidie, a casa mia ho sterilizzato anche il gatto, non chiava neanche lui. […]

[Anonimo]

Che figo

20/12/2010

[…] Una sera una ragazza bellissima e molto giovane mi ha invitato a casa sua. Mi ha baciato e si è spogliata ed era ancora più bella. Abbiamo scopato e poi prima che andassi via, sulla porta, mi ha detto: ci rivediamo, vero? Poi sul motorino, fino a casa, correvo e continuavo a dire a voce alta: quanto sono fico?! Ma quanto sono fico?! […]

[Momenti di trascurabile felicità – Francesco Piccolo]