In pratica parlavo con questa mia amica, che poi scrivevo, visto che ormai le amicizie se sei alla moda le gestisci con internet che è l’ideale per noi depressi, post-depressi e neo-depressi che non facciam l’aperitivo e regaliamo 9 ore al giorno più il trasporto a qualcuno che il tempo ce lo paga, ma non sempre.
E si parlava, e lei di solito dice che son pesantone poi le è venuto il senso di colpa e allora mi ha dedicato una serata, cosi parlavamo del fatto che lei delle volte, anche spesso, lei dorme con dei suoi amici e finisce anche che dormono. E io mi stupivo di questo fatto e le dicevo che lei è fortunata perchè oltre ad essere una che ci dormirei anche io con lei ma mica per dormire, lei ha anche degli eunuchi che le stanno a fianco e fan finta di fare gli amici e poi la notte sembra che la passino in canadese che lei è proprio una bella figa, come diciamo noi giovani anche se siam depressi, e gli tira tutta notte, ai suoi amici, con una così di fianco ma non lo possono dire, che loro son amici.
Allora le raccontavo che secondo me è impossibile una reale amicizia disinteressata uomo donna, soprattutto quando c’è della carica erotica di mezzo, che se lei fosse un vagone, tipo un cassonetto del rusco, allora si, ma a quel punto dubito anche che avrebbe degli amici che, per quanto ubriachi, accetterebbero di dormire con lei, che magari si mette la crema al cetriolo, il pigiamone antistupro, i calzettoni di lana e magari anche qualcosa che sbiondisce il pelo sul labbro, tipo una striscia di crema bianca.
Io dalla mia esperienza a letto con delle donne ho capito solo due cose.
La prima che te le devi scopare sempre le donne con cui dormi, e la mia amica conferma, dice che al 90% dei casi, se una ti dice di no, in verità è si, poi aggiunge altre banalità come questa e comunque sia dice di si, che lei ha dormito poi con gente che ufficialmente era un amico ma ufficiosamente era uno che sperava che quella sera li, che lei magari aveva riposto il pigiamone, le creme e sbadatamente aveva anche scordato le mutande, sotto la sottoveste, ecco, quelle sere li lei contava i secondi nell’aspettare che lui, l’amico ufficiale, allungasse una mano. E mica per chiedere Scusa, sai che ora è?
Poi, la seconda cosa che ho imparato nella mia esperienza, è che delle volte se ti accontenti di condividere il tepore del letto, se ti acconteni di un odore, magari di quello dei capelli lavati di fresco, se ti accontenti di sfiorare una gamba, darsi la buonanotte, sicuramente passi per frocio e magari lo sei, ma poi c’è il rischio che se allunghi una mano, la ventesima volta che dormite assieme, e ti rispondono che te hai bevuto troppo e non sei in te, solo che te non hai bevuto, allora ti accorgi che non sarà mai più lo stesso, così fai l’uomo e prendi su la macchina, ti fai Roma Bologna solo che ad uscire dalla Garbatella ti sei già perso e ti tocca richiamare quella li dello shampoo fresco per chiederle la strada, poi piangi tutto il viaggio, poi piangi che lei non ti ha ridato due cd nuovi che avevi preso per il viaggio e farsi Roma Bologna con solo isoradio son due bei maroni, poi arrivi e passan due anni e ti ricordi che non hai più dormito con nessuna.
Allora era meglio dormire con qualcuna che magari una volta beve lei e si scorda che siete amici.
Alla fine non so mica cosa ho imparato, forse resta solo che qualcuna pensa che son frocio che non l’ho scopata, un altra pensa che son falso che ero un amico e volevo scoparla.
Fatto sta che non ho scopato, nè prima nè dopo.
Mi sa che son più di due anni, che non dormo con qualcuna, di pesantone ho anche i maroni
Rovinati..
09/12/2010
[...] quando mi disse di essere completamente rovinato, decidemmo di darci del tu [...]
[L'ultima estate in città - Gianfranco Calligarich]
Tratto da HAI SPAZZOLATO I DENTI
07/12/2010
[...] Una domenica il DENTISTA mi dice Si ma per vivere bene la messa, devi farla completa, devi confessarti.
E io penso Ma si, andiamo a sentire cosa mi dice sta gente Domenicana che son intelligenti e magari non mi fa il pippone: non si fan le pugnette e non si scopa fuori dal matrimonio e non si dice brutta mamma ecc. ecc.
Faccio la mia fila e c’è dentro un frate che siam faccia a faccia.
Quant’è che non ti confessi?
Ma, saran 15 anni almeno.
CONTINUIAMO A DIVERTIRCI!!!! dice il frate, che io ho sentito tutto il peso della Santa Inquisizione addosso e pensavo che lui, da un citofonino li nella sua cabina, lui chiamasse il Braccio Secolare che è poi il boia che ti tortura e ti fa dire che te baciavi il culo ai gatti neri e che una volta hai messo una croce a testa in giù.
Ed infatti tutto quel peso li mi fa dire delle robe che secondo me non si dicono in una confessione che, però, io credevo avessero fatto un aggiornamento, un upgrade sti qui delle confessioni, invece loro vogliono ancora che gli dici quante pugnette fai, se scopi fuori dal matrimonio e quante volte dici brutta alla mamma.
NON POSSO ASSOLVERTI, TORNA QUANDO SARAI PIU’ SERENO!!!!
E io torno mesto mesto al mio banco che non posso prendere il corpo di Cristo perchè non ho detto ad un frate quante pugnette mi faccio, se scopo fuori dal matrimonio e quante volte ho detto brutta alla mamma.
Dopo quella volta non son più andato alla messa. [...]
Non è colpa tua, è un normale procedimento mentale!
Non so cosa ci trova la gente di rassicurante, sconvolgente e importante a continuare per degli anni a spender dei soldi ogni settimana, e neanche pochi, passare 50 minuti a parlare ad uno che non si sa neanche se ascolta e poi sentirsi dire che non è mai colpa tua.
La colpa è sempre di qualcuno che ti ha educato.
E la sua colpa è sempre di qualcuno che ha educato lui, prima ancora.
In pratica la colpa non è mai di nessuno.
Da farne allora dei tribunali?
A me andare dallo psicologo è servito solo per ricordarmi di mia nonna che lui, lo psicologo, diceva che era tutta colpa sua, della nonna.
E lei, a proposito dei tribunali, quando sentiva parlare di questi famosi principi del foro, questi avvocati superman che risolvevano tutti i casi, lei credeva si parlasse di quello che raccoglie i sassi a Forum, la trasmissione di rete quattro, che lei lo chiamava poi il Principe di Forum.
Con la nonna ho passato tutta l’infanzia lassù al terzo piano di via San Felice vista tetti, e devo dire che il suo metodo di educazione era particolare, se era poi un metodo.
Me e mia sorella potevamo fare quello che ci pareva, in pratica, perchè tanto, qualsiasi fosse la richiesta che veniva rivolta alla nonna, la risposta era sempre Adesso dopo!
La nonna era troppo impegnata.
Il giovedì faceva tardi che doveva aspettare i numeri del bingo del TeleMike e stava tutto il tempo con la schedina di Tv Sorrisi e Canzoni in mano e si risvegliava solo per la discesa dallo scalone delle vallette con i numeri.
Altre due sere alla settimana andava a giocare a bestia a casa della moglie del carbonaio e ogni tanto passava la Piera che le doveva fare il pedicure e passavano le ore a scavare occhi di pernice e limare duroni.
Ma se chiedevi una cosa, la risposta era sempre Adesso dopo!
Non aveva proprio tempo, la nonna, che con tutti quegli impegni non si alzava mai dal letto prima delle 11 poi si vestiva di tutto punto, prendeva il ventaglio e si attaccava al telefono.
Delle ore al telefono.
E se non mi diceva Adesso dopo, mi mandava a prendere il sale grosso dal tabaccaio.
Non so cosa ci facevamo in casa noi con tutto quel sale grosso li, ma io almeno una volta a settimana ero dal tabaccaio a prendere due pacchi di sale grosso e i zolfanelli.
Una delle poche persone che mi stavano simpatiche, amiche di mia nonna, uno che ogni tanto passava a trovarla, era Massimo, il figlio della signora dell’abbigliamento all’angolo.
Aveva poi l’età di mio padre, ma la nonna diceva sempre che lei, quando Massimo era piccolo, l’aveva tirato su a baci, l’aveva portato ai giardini e gli aveva voluto bene come ad un figlio.
E dire che a me, che son pure parente, la nonna non ha mai portato da nessuna parte.
Solo una volta, dal tabaccaio a prendere due scatole di sale grosso, che lei aveva 50mila lire e non si fidava che mi dessero il resto giusto.
Massimo, diceva mia madre, aveva una passione per me e da neonato lui mi parlava in inglese perchè aveva sentito dire che i bambini son delle spugne e imparano subito.
Solo che lui l’inglese non lo sapeva.
Infatti non lo so neanche io.
Poi anni dopo ho saputo che Massimo era andato a Londra, forse a studiare l’inglese per davvero, ma poi era tornato, che si era accorto che l’inglese che sapeva lui non era inglese, lui sapeva l’americano, diceva.
Poi non l’ho più visto.
Mi è dispiaciuto.
E un giorno abbiam cambiato casa, coi miei genitori, e abbiam lasciato la nonna li tra le sue cose, da sola, ma senza cattiveria.
Solo che lei non ha capito e tra le lacrime, il giorno che siam partiti per andare poi tre strade più lontano, ci ha detto Vi ho voluto anche bene!!
Anche che cosa, nonna? gli ho chiesto che volevo capire, almeno quella volta li.
Adesso dopo! ha risposto.
Lo psicanalista dice che è colpa sua, della nonna.
Mi ricordo…
30/11/2010
Mi ricordo che Matteo, il mio nome, non mi piaceva che l’avevo solo io. Preferivo Marco, come Marco Botton del catechismo
Mi ricordo la prima volta che mi han detto Non fare il tuo numero e non avevo mica capito
Mi ricordo mia nonna, che era poi lei a dirmelo
Mi ricordo che mi passavano la cornetta Di ciao alla zia
Mi ricordo la prima volta che ho fatto un numero di telefono da solo e stavan tutti li ad ascoltare e io parlavo piano
Mi ricordo quella volta che ho ribaltato la libreria della nonna, ho capito dopo cosa intendeva lei per “fare il tuo numero”
Mi ricordo che son venuto a casa con un braccio rotto, mia nonna mi porta all’ospedale però Aspetta che prima mi devo truccare
Mi ricordo la casa di campagna che è ancora la, solo più piccola
Mi ricordo i crostoni di sangue sulle ginocchia tutta estate, a cadere in bici, alla casa di campagna
Mi ricordo che mi dicevano Soffia che ti passa e io soffiavo
Mi ricordo mio nonno, il marito della nonna, che aveva una mamma, mia bisnonna, nuna vecia la chiamavamo
Mi ricordo quella volta che alla casa di campagna, per provare l’invisibilità, mi metto un cappello davanti alla faccia e a momenti muoio annegato in un fosso
Mi ricordo la cocomera tenuta in fresco nel pozzo
Mi ricordo il bagno nella vasca solo il sabato
Mi ricordo il gatto della nonna, Lapo, Perchè è rosso diceva lei
Mi ricordo Mettiti di fianco a tuo cugino, vediamo chi è più alto
Mi ricordo Felisi, Bortolozzi, Zambelli la domenica mattina, citofonargli per la diffusione stampa dell’Unità col nonno
Mi ricordo il nonno che ci prendeva la crema di castagne, sembrava cera
Mi ricordo la prima volta che ho tagliato i baffi e ho detto che era stato il barbiere
Mi ricordo che quando tornavo a casa dal barbiere, mi mettevo subito il cappello che non mi piaceva la riga
Mi ricordo che una volta ho pisciato in un fustino del Dixan, così per vedere cosa succedeva
Mi ricordo la notizia di un piccione con due teste, sul Carlino
Mi ricordo che non ho mai finito un album calciatori, neanche WWF
Mi ricordo che una volta mi ha scritto Folco Quilici WWF, non sapevo mica chi fosse, però ero felice che non mi aveva mai scritto nessuno
Mi ricordo alle elementari l’amico di penna inglese, non ci siam mai scritti
Mi ricordo che una volta ho fatto vincere la guerra mondiale all’esercito dei faraoni che c’erano anche i sioux e i napoleonici
Mi ricordo l’Adalgisa che tutti i lunedì mi diceva Non ti ho visto alla messa, credi di non averne più bisogno?
Mi ricordo Giacomo che lanciò una banana contro una finestra, a scuola, era acerba diceva lui
Mi ricordo che ogni tanto mi faccio fare dei pacchetti regalo, nei negozi, ma non devo mica regalare
Mi ricordo che una volta non ho consegnato un regalo, mi vergognavo, però ho fatto bene che il regalo faceva schifo
Mi ricordo che ogni bacio, mi pulivo la faccia con la mano
Mi ricordo che si stava tutti zitti durante il Tg3
Mi ricordo che ho falsificato l’autografo di Topo Gigio per una mia amica che credeva abitasse nel mio palazzo
Mi ricordo quando ho scritto una lettera d’amore, sette pagine stampatello, ho sbagliato indirizzo
Mi ricordo di una che mi telefonava da dentro l’armadio, diceva lei
Sbobinate un dialogo
26/11/2010
Io nel 1950 ero già nella fase critica, un bel po’ critica.
Te ridi? C’è poco da ridere.
Io ero rimasto a Togliatti e Gramsci e quando si andava in federazione, c’era tutta un’aria.. tutti facevano qualcosa.
L’ho fatta io la Casa del Popolo li all’incrocio li dove stai tu, un piano ogni anno.
Tre piani e ci siam fermati che eravam già più alti del campanile della chiesa.
Poi la diffusione stampa tutti i giorni e l’Unità era un giornale, mica come adesso.
E c’era L’Ora, Paese Sera, Stampa Alternativa, Rinascita, Donna, mica come adesso che è tutta una reclame e gli articoli stan li giusto per dire che è un giornale.
Te ridi? C’è poco da ridere.
L’altranno mi han dato un bussolotto e mi han detto Raoul, chiedi le offerte per l’Anpi a quelli che passano poi gli dai il patacchino.
Pronti.
Prendiam il bussolotto e i patacchini, mi metto li nel passaggio.
Tutti a dire Grazie, che bel patacchino, si figuri, lo metto io?…
Neanche uno che ha dato un franco.
Te ridi? C’è poco da ridere.
Senza soldi non si va mica tanto in la.
Un anno, che io ero già in fase critica, mi chiamano in federazione Raoul, dobbiam far qualcosa per Pablito Calvo.
Quel periodo li c’era stato sto gran successo di Marcellino pane e vino con Pablito Calvo, il cinno del film.
Era un film tutto sui preti, troppo successo, la Demograzia Cristiana sguazzava.
Io ero già in fase molto critica e mi piaceva andare a far l’asino con sta gente che loro ci credevano ancora, facevano tutti sti congressi, sempre li a parlare.
Allora quando dicono Ci dobbiamo inventare qualcosa per opporci al fascino di Pablito Calvo e di Marcellino pane e vino, chi ha delle idee parli.
Io prendo la parola.Ero in fase molto critica e dico Inventiamoci Carlo Spiga, pane e figa.
Te ridi? Loro ridevano meno.
Per fortuna che quando poi han fatto tutti quei casini che han cambiato non so neanche quanti nomi, adesso sono ancora Partito Demogratico? Ecco, per fortuna che quel periodo li io ero già fuori da tutto.
Be, adesso che c’è da ridere non ridi?
Le colpe
24/11/2010
[...] Fino a quando non si trova l’accordo per cambiare le travi di legno fracite, la colpa è di chi cade. [...]
[Essendo capace di intedere e di volere - De Matteis pag. 79 dal testamento di Della Quinta Bartolomeo fu Della Quinta Egidio]
Vuoi vedere che è quello?
23/11/2010
Son preoccupato.
È un periodo che mi è presa una fissa.
Viene da me Antonio e mi dice che è stato dal dentista che doveva fare una pulizia, una roba semplice.
Nel guardarlo il dentista non dice mica niente, vede una cosa che non lo convince.
Fa ben un esame del sangue, così, giusto per star tranquillo, gli dice.
Il mese dopo Antonio gli tolgono un rene e la milza che Se non lo prendevano per i capelli, adesso guardava i fiori dalla parte delle radici.
Ma cos’è che aveva visto il dentista?
Una roba sulle gengive, una specie di ascesso, mi dice Antonio senza la milza e un rene.
Da quel giorno sto tutto il tempo a sentire le gengive, se ci son degli ascessi.
E le guardo la mattina, e le guardo la sera.
Di giorno ci passo un dito sulle gengive, se non ho modo di guardarmi in uno specchio.
E controllo.
Non so mica cosa controllare, però controllo, si sa mai.
Son preoccupato perché penso che se non controllo poi magari ti sfugge una cosa, un segno banale, e poi è troppo tardi, dopo.
Però dal dentista non ci vado, che non mi fido perché non mi ha mai detto niente, il mio dentista.
E passo il dito sulle gengive e provo a capire.
Sol che a tenere sempre un dito in bocca, mi vien della gran saliva.
Sento del metallo, in bocca, un sapore di ferro li nella saliva, come se mi fosse colato giù giù fino in gola come del mercurio, quello dei termometri.
Dico così ma non l’ho mai sentito l’effetto che fa mettersi del mercurio, quello dei termometri, giù per la gola.
Me lo immagino.
Vuoi vedere che è quello?
Così sputo.
Sputo in ogni angolo per controllare cosa ho sputato.
E controllo.
Non so mica cosa controllare, però controllo, si sa mai.
Magari c’è del mercurio, nello sputo.
Le gengive non le controllo più, però mi è rimasto questo vizio che ogni tanto mi addormento con un dito in bocca.
Se fumi puoi sempre dar la colpa alle sigarette, al catrame, ai filtri, al fumo, al fumo degli altri, che se fumi stai con dei fumatori e quando non fumi, parli, gli altri ascoltano e fumano, così è tutto un fumo.
Solo che io non fumo.
Un’aggravante per uno sputatore metallico.
Si perché se non hai scuse vivi nel dubbio, nell’incertezza, il tuo nemico è subdolo, magari ti mangia per di dentro e non sai dove mangia esattamente ma neanche cosa.
Al dottore non ho detto niente.
Non mi fido, per lui è tutto normale però ti fa fare degli esami.
Allora non è tutto normale, mi prendi per il culo?
Ho smesso di fare le lastre perché se no divento radiattivo, solo per quello.
E non trovan mai niente.
Così continuo a sputare.
Poi controllo.
Una volta, sputo li vicino ad una vetrina, nello sputare mi vedo riflesso.
Che brutta lingua che ho.
Vuoi vedere che è quello?
Adesso giro con uno specchietto in tasca e mi guardo la lingua.
E controllo.
Non so mica cosa controllare, però controllo, si sa mai.
Non sputo più, mi sembra più grave la lingua, sputo solo prima di pisciare, che quello è diventato automatico, non me lo tolgo.
Su internet ho visto delle gran brutte lingue, una per ogni male, una per ogni colore.
Faccio delle stampe di quelle lingue li di internet e le metto nel portafogli, così posso verificare con lo specchietto dai campioni delle foto.
Posso controllare anche se mi viene un dubbio in autobus.
Mi dicono che potrebbe essere il fegato, la lingua brutta.
Vuoi vedere che è quello?
Per il fegato prendo una roba in farmacia, un beverone giallo, un bottiglione di questa cosa che lo bevi ogni tanto quando senti che hai mal al fegato.
Solo che una mia amica mi dice che il fegato è l’unico organo che non fa male e io invece mi accorgo che delle volte ho male proprio al fegato.
Allora quando mi fa male il fegato bevo il beverone poi prendo lo specchietto.
E controllo.
Non so mica cosa controllare, però controllo, si sa mai.
Mi viene in mente che quel vizio li, tenere sempre il dito in bocca, la notte, vuoi vedere che è quello?
Chissà cosa ci finisce in bocca poi sulla lingua, con le mani non lavate bene.
Allora mi lavo le mani e visto che son nel bagno, che il beverone giallo fa andare in bagno, prima di pisciare sputo, che non me lo son tolto lo sputo, e vedo una roba strana.
Non è mica giallo paglierino, la piscia.
Inizio a bere un sacco, non solo il beverone, che col fegato non siamo ancora pari, ma anche dell’acqua, dei litri di acqua.
Dicon sempre che bisogna bere tanta acqua, bevo.
Poi vado a pisciare.
Però prima mi lavo le mani che sai, se mi scappa di mettere un dito in bocca non voglio mica che si infetti la lingua che poi batte sui denti e mi vengon gli ascessi alle gengive.
Lavarmi le mani è un vizio che non mi son tolto.
Poi devo sputare.
E controllo.
Non so mica cosa controllare, però controllo, si sa mai.
Un giorno son alla COOP che sto andando a prendere l’acqua in bottiglia, la solita acqua in bottiglia, quattro confezioni.
Senta lei, vedo che beve un’acqua ricca di sodio, lo sa che il sodio è dannosissimo? Beva ben la nostra acqua che è in promozione ed è leggerissima!!!
Ci mancava solo sapere che ho bevuto un’acqua dannosissima.
Vuoi vedere che è quello?
Vuoto il carrello, prendo 10 confezioni di acqua leggerissima che se è leggerissima bisogna berne di più.
Poi a casa controllo cosa capita a bere il sodio.
Si alza la pressione a bere l’acqua pesante col sodio.
Allora son li che inizio a bere l’acqua leggerissima poi vado in bagno più spesso che ne bevo di più visto che è leggerissima.
Mi lavo più spesso le mani.
Sputo più spesso.
Piscio di più e adesso sembra di pisciare dell’acqua leggerissima.
Solo che devo cambiare dieta che la pressione con tutto quel sodio per degli anni, chissà dov’è.
Vuoi vedere che è quello?
La dieta decido che è meglio star leggeri.
Tacchino al vapore, purea e melacotta.
Quando esagero mangio un mandarino, però solo a mezzogiorno, che si sa, gli agrumi la sera fan malissimo.
Innaffio col beverone giallo diluito nell’acqua leggerissima, che è un vizio che non son riuscito a togliere.
Ho comprato anche il macchinino della pressione.
Mangio.
Bevo.
Corro al bagno.
Lavo le mani.
Piscio.
E controllo col macchinino la pressione.
Son sei mesi che mangio come un frate, pensavo anche di imparare il rosario, non salta fuori neanche un ascesso alle gengive.
Vado al ristorante con un mio amico.
Basta con la dieta del tacchino e la melacotta, un vizio quello che te lo togli in fretta.
Solo che bevo ancora un bel po’.
Poi vado in bagno.
E mi lavo le mani.
E sputo.
Ma non controllo più niente.
Sto proprio bene, adesso, a parte che ho un po’ di secchezza delle fauci, sarà che bevo meno.
Ma hai sentito?
Cosa?
Ma si, Mario era un periodo che non si sentiva bene, è andato a fare un controllo, gli han tolto la milza e un rene, che se non lo prendevano per i capelli adesso guardava i fiori dalla parte delle radici.
Soccia, un altro.
Ma dimmi un po – chiedo – ma cos’è che aveva che è andato dal dottore?
Mi pare che avesse sempre una gran secchezza delle fauci.
Vuoi vedere che è quello?
L’inizio di un romanzo
22/11/2010
Il Reno, una volta mi è venuto da pensarci, è un fiume orgoglioso, come la terra che attraversa.
Ci vuol dell’orgoglio ad essere l’unico che piuttosto che far l’affluente del Po, lui ci arriva vicino poi da una sterzata e si butta nel mare da solo.
Se ci guardi, la nel ferrarese, sembra dire pitost magn ‘na merda, fa una gobba poi prende la sua strada e se ne frega di essere uno dei tanti.
L’Emilia è una terra di originali.
Anche i fiumi.
Per dire, io avevo un nonno, Binda gli dicevano alla cava sul Reno dove lavorava.
Binda come Alfredo Binda il ciclista, che lui si chiamava Alfredo, mio nonno.
Il nonno, quando è andato in pensione, dopo 40 anni di cava che con una scheggia in un piede ci aveva anche rimesso il mignolo, ha ripreso a lavorare la campagna e ha smesso di tenere le scarpe nei piedi.
E me la ricordo bene quella questione perché io mi fissavo a guardargli i piedi sempre sporchi, callosi e senza un dito.
Lui mi diceva che il dito lo teneva in un vasetto sotto il letto.
Non ci ho mai creduto, ma non son mai andato a controllare, che mi faceva senso anche solo pensarci.
Non so cos’era quella mania di girar scalzo, ma lui le scarpe non se le è più messe fino al 2000 che poi è morto e ci siamo accorti che non gli andavano più le scarpe, non si infilavano.
Alla fine l’han seppellito scalzo.
Ma non l’han neanche seppellito che la nonna non ha voluto metterlo in terra, il nonno, ma nel loculo al primo piano del cimitero perché credeva che per terra avesse freddo, senza scarpe.
Poi, sempre per dire, avevo un altro nonno, che dei nonni ce ne son massimo due, i miei eran tutti e due originali.
Questo, dopo che è andato in pensione, non si è più tolto il pigiama.
Stava delle ore nel bagno a leggere i libri gialli e se lo andavi a trovare, che non è più uscito di casa dopo la pensione, lui a tutte le ore, se non era in bagno, era in giro in pigiama con la camicia e la cravatta.
Si chiamava Rinaldo e di lui mi è rimasto solo questo ricordo e il cognome.
Anche io sono emiliano, ma per diventare originale bisogna che aspetti la pensione.
Per adesso vado a lavorare.
Lavoro a Borgo, un posto originale anche quello, dove hanno fatto il centro commerciale di fianco al cimitero.
Borgo è poi un quartiere, un quartiere antico, nel senso che è pieno di vecchi.
Per questo, cimitero e centro commerciale stan così vicini.
D’estate porti i vecchi a rinfrescarsi al centro commerciale, il Centro Borgo, poi se non ce la fanno, senza tanta fatica, li allunghi al cimitero.
C’era nel piano regolatore.
A Borgo però c’è anche il ponte sul fiume Reno, il ponte con le statue, perchè un ponte su un fiume di un quartiere di una città che si rispetti, se non ha le statue non val la pena neanche citarlo.
Infatti ci son le statue, tristissime, che quasi nessuno lo sa o se le ricorda che tanto quel ponte non è in un punto dove si fa la passeggiata dopo il gelato. So mica perchè ci han messo le statue.
L’ufficio è li da quelle parti, comodo a venirci col treno da Porretta, scomodo se ci devi parcheggiare.
Ci occupiamo di immobili, di servizi, di servizi per gli immobili infatti una volta abbiam montato gli antipiccione su un cornicione e un’altra volta ho pulito la cucina di un ristorante di pesce.
Si fa quel che serve, per campare.
Oggi per esempio, arrivo e c’è il bastone di una scopa di traverso sulla porta.
Una roba del genere non la vedevo dalle elementari, quando le bidelle davano lo straccio al refettorio.
Io però di bidelle, in ufficio, non ne ho mai viste.
Infatti, piegato sul mocho, slip da piscina, ciabatte e torso nudo, grondante sudore che siamo in giugno inoltrato, c’è lui, l’ennesimo originale, il mio Capo.
Io c’ho il titolare che alle 8.00 della mattina, da lo straccio al pavimento in costume da bagno.
Dai ringraziamenti
21/11/2010
[...] a quelli che capiranno che questo non è un romanzo ed io non sono uno scrittore, che di stronzi è già pieno il mondo.
[Boccalone - Enrico Palandri anno 1979]