L’inizio di un romanzo
22/11/2010
Il Reno, una volta mi è venuto da pensarci, è un fiume orgoglioso, come la terra che attraversa.
Ci vuol dell’orgoglio ad essere l’unico che piuttosto che far l’affluente del Po, lui ci arriva vicino poi da una sterzata e si butta nel mare da solo.
Se ci guardi, la nel ferrarese, sembra dire pitost magn ‘na merda, fa una gobba poi prende la sua strada e se ne frega di essere uno dei tanti.
L’Emilia è una terra di originali.
Anche i fiumi.
Per dire, io avevo un nonno, Binda gli dicevano alla cava sul Reno dove lavorava.
Binda come Alfredo Binda il ciclista, che lui si chiamava Alfredo, mio nonno.
Il nonno, quando è andato in pensione, dopo 40 anni di cava che con una scheggia in un piede ci aveva anche rimesso il mignolo, ha ripreso a lavorare la campagna e ha smesso di tenere le scarpe nei piedi.
E me la ricordo bene quella questione perché io mi fissavo a guardargli i piedi sempre sporchi, callosi e senza un dito.
Lui mi diceva che il dito lo teneva in un vasetto sotto il letto.
Non ci ho mai creduto, ma non son mai andato a controllare, che mi faceva senso anche solo pensarci.
Non so cos’era quella mania di girar scalzo, ma lui le scarpe non se le è più messe fino al 2000 che poi è morto e ci siamo accorti che non gli andavano più le scarpe, non si infilavano.
Alla fine l’han seppellito scalzo.
Ma non l’han neanche seppellito che la nonna non ha voluto metterlo in terra, il nonno, ma nel loculo al primo piano del cimitero perché credeva che per terra avesse freddo, senza scarpe.
Poi, sempre per dire, avevo un altro nonno, che dei nonni ce ne son massimo due, i miei eran tutti e due originali.
Questo, dopo che è andato in pensione, non si è più tolto il pigiama.
Stava delle ore nel bagno a leggere i libri gialli e se lo andavi a trovare, che non è più uscito di casa dopo la pensione, lui a tutte le ore, se non era in bagno, era in giro in pigiama con la camicia e la cravatta.
Si chiamava Rinaldo e di lui mi è rimasto solo questo ricordo e il cognome.
Anche io sono emiliano, ma per diventare originale bisogna che aspetti la pensione.
Per adesso vado a lavorare.
Lavoro a Borgo, un posto originale anche quello, dove hanno fatto il centro commerciale di fianco al cimitero.
Borgo è poi un quartiere, un quartiere antico, nel senso che è pieno di vecchi.
Per questo, cimitero e centro commerciale stan così vicini.
D’estate porti i vecchi a rinfrescarsi al centro commerciale, il Centro Borgo, poi se non ce la fanno, senza tanta fatica, li allunghi al cimitero.
C’era nel piano regolatore.
A Borgo però c’è anche il ponte sul fiume Reno, il ponte con le statue, perchè un ponte su un fiume di un quartiere di una città che si rispetti, se non ha le statue non val la pena neanche citarlo.
Infatti ci son le statue, tristissime, che quasi nessuno lo sa o se le ricorda che tanto quel ponte non è in un punto dove si fa la passeggiata dopo il gelato. So mica perchè ci han messo le statue.
L’ufficio è li da quelle parti, comodo a venirci col treno da Porretta, scomodo se ci devi parcheggiare.
Ci occupiamo di immobili, di servizi, di servizi per gli immobili infatti una volta abbiam montato gli antipiccione su un cornicione e un’altra volta ho pulito la cucina di un ristorante di pesce.
Si fa quel che serve, per campare.
Oggi per esempio, arrivo e c’è il bastone di una scopa di traverso sulla porta.
Una roba del genere non la vedevo dalle elementari, quando le bidelle davano lo straccio al refettorio.
Io però di bidelle, in ufficio, non ne ho mai viste.
Infatti, piegato sul mocho, slip da piscina, ciabatte e torso nudo, grondante sudore che siamo in giugno inoltrato, c’è lui, l’ennesimo originale, il mio Capo.
Io c’ho il titolare che alle 8.00 della mattina, da lo straccio al pavimento in costume da bagno.
Cambiate registro
20/11/2010
In quel tempo vagavano nel deserto tra auto da rottamare e la ferrovia Bologna – San Giovanni in Persiceto, in attesa del termine della pausa pranzo.
Si avvicinò un pellegrino dalle vesti eleganti e lo sguardo demoniaco.
Maestro, siamo in pericolo? sarà mica un fariseo?
Non temere figliuolo, lasciamolo parlare in modo che possa dirci di cosa necessita.
E il pellegrino parlò
Ma sai che non sei cambiato neanche un po’? Ma quanti anni sono passati? Mi ricordo bene, eri uno che andava a scheggia.. averne avuti come te.
Il maestro ascoltava impassibile.
Adesso ho cambiato lavoro, son passato all’abbigliamento. Vengo proprio dal mercato e guarda, son così contento di averti rivisto che ti voglio fare un regalo.
Il pellegrino corse alla sua auto e aprì il bagagliaio.
Maestro, chi è costui che dice di conoscervi? Non vorrà mica coinvolgerci nei loschi traffici? chiese il discepolo.
Non ricordo chi sia questo peccatore, ma cosa buona e giusta, figliuolo, è accettare i frutti che incontri sul cammino. Ci sarà più gioia in cielo per un solo pellegrino che si ravvede che per novantanove che vivono nella correttezza. Chi ha orecchie, ascolti, disse il Maestro.
Te sei una 54? Chiese il pellegrino che poi sfilò dall’auto tre grucce imbustate che lasciavano immaginare capi finemente preparati con le sete d’oriente.
E con abilità e destrezza, il pellegrino porse tre grucce imbustate taglia 54 nelle mani del maestro e una taglia 52 in quelle del discepolo.
Il maestro è il mio pastore, con lui non manco di nulla, pensò il discepolo felice di quel dono inatteso.
Ma non possiamo accettare questi regali senza contraccambiare il tuo favore, dicci il prezzo dei tuoi servigi.
Con 200 denari siamo a posto. Hai visto che seta e che disegno? Questi io li butterei che son campionario, ma solo per te faccio un regalo, che per 200 denari son proprio regalati.
Il Maestro prese la borsa e iniziò a contare i denari.
Ma stiamo facendo la cosa giusta, Maestro? Il pellegrino diceva di conoscervi ma lei non si ricorda di lui, poi parlava di doni e adesso chiede denari!
Figliuolo, non mettere zizzania sulla buona fede di questo peccatore redento, anzi, se hai da prestarmi 50 denari sarò lieto di saldare il dovuto al buon uomo.
E il discepolo prestò i denari.
Il pellegrino lasciò dicendo che in caso di problemi, cambi di taglia o altro, nell’etichetta dentro le buste c’erano tutti i suoi recapiti.
I due, rimasti soli, decisero di guardare meglio i frutti che il cammino e 200 denari gli avevano recapitato.
Il Maestro aprì la prima busta e vi trovò la diabolica sorpresa: un corpetto di giacca senza fodera con le maniche scucite e dei pantaloni neanche l’ombra.
Stessa sorte anche per le altre buste.
In verità, in verità ti dico, caro discepolo, soccia che inculata.