American life
26/12/2010
Un film completamente americano, dall’inizio alla fine.
A me gli americani paiono, ogni volta che ne vedo raccontate le gesta, dei bamboccioni ma non nel senso inteso dal compianto Schioppa Padoa, ma nel senso di faciloni, cazzaroni, scemi.
C’è sta coppia con lui che sembra il figlio e lei la nonna e vivono dentro una roulotte/catapecchia senza riscaldamento in una località ignota a svariate miglia di distanza dalla famiglia di lui che però, in un attimo di egoismo, come viene definito nel film, decide di partire per la Danimarca, sogno inconfessato di ogni americano, la Danimarca.
E la coppia, con lui che sembra un nerd e lei uno scopino del cesso, inizia a vagare tra gli USA e il Canada alla ricerca di un senso, un appiglio, un posto dove stabilirsi per far nascere e crescere la loro famiglia.
Così girondolano lui vestito da boscaiolo e lei con le calze contenitive dal sud verso il nord premiando poi bocciando ogni scelta fatta per poi tornare in strada ogni volta.
Sempre sorpresi dagli stile di vita e dalle vite stesse di chi li accoglie, anche quando sembrano trovare la perfezione delle cose, prima si accorgono che le cose non sono così perfette e poi vengono richiamati altrove da altri eventi strani.
Mi fa impazzire la scelta finale dei protagonisti, scelta molto americana, vivere isolati su un lago (prescindendo dal significato specifico di quella coppia), scelta che si rassegna ad una solitudine obbligata in una società che rende tutti alieni agli occhi degli altri, scelta che probabilmente molti italiani, anche miei conoscenti, sognano ma poi non fanno per questioni di troppo isolazionismo, mancanza di comodità, paura, la scuola non sarebbe vicina, e se arriva qualcuno di notte?, c’è troppo ampio parcheggio, con chi gioco a Burraco? ecc.
Simpatico ma ricorda un po’ troppo film come Little Miss Sunshine, Il treno per il Darjeeling, rappresentazioni sintomatiche dove il viaggio sembra simulare il toccasana dei problemi, la panacea e la lente di ingrandimento su tutti i mali.
Ma la soluzione, questa volta, è restarsene per i cazzi propri come a dire: la soluzione non c’è.