La bellezza del somaro

20/12/2010

Il vantaggio di poter gestire il proprio tempo, a prescindere dai motivi che te lo hanno concesso, tutto sto tempo, è che puoi andare al cinema il pomeriggio di un giorno feriale, magari a vedere un film italiano, magari un film con una trama che ti ha incuriosito.

Però non lo so se è colpa mia, che prima di entrar al cinema mi son preso un’aspirina in un bicchiere di carta da cocacola che mi han dato in un bar li fuori, e me lo son bevuto in fretta e furia rimescolando col dito, che nell’acqua fredda la pastiglia non si scioglie, ma a me sto film, non l’ho mica capito.

Nel senso che a parte Iannacci, che già quando era sano, non si capiva cosa diceva, figuriamoci adesso che non sta tanto bene cosa si potrà mai capire di quel che dice, ma poi il film sembra che ruoti tutto attorno a Iannacci, a come parla e a quanto è statico. In pratica son le telecamere che si muovono, non gli attori. Dopo un po’ ti viene quasi il vomito.

Riprese molto strette, tagli veloci, un po’ di confusione nel montaggio, e poi una carriolata di personaggi da circo: l’amante spagnola, il vecchio saggio (sarebbe poi Iannacci), la coppia frustrata, il fissato col lavoro, l’erotomane, i matti, il pitone, il morosino, i rapporti interraziali, l’amica grassa e bruttarella, il somaro…

Mancavano solo nani e ballerine.

Troppa carne al fuoco: si sorride ma non c’è continuità, si parla di morte, d’amore, crisi di coppia, crisi familiare, crisi generazionale, mancanza di comunicazione, tradimento, riconciliazione, incapacità ad educare, rassegnazione ma alla fine non si parla di niente.

La battuta più riuscita, forse l’unica battuta degna di nota, la fa un personaggio piuttosto insulso, uno che gira tutto il tempo con l’auricolare del cellulare nell’orecchio per ripassare le lezioni di inglese:

” Quando eravamo figli noi, i figli non contavano un cazzo.. adesso che siamo genitori, non contano un cazzo i genitori.. una ruota che gira.

Battuta che si lava un po’ le mani da colpe e responsabilità generazionali rassegnandosi ad una situazione di fatto, e a lavarsi le mani è la stessa generazione che per una volta non si vanta di aver fatto le rivoluzioni. Strana novità.

Anche se ammetto di non aver letto il racconto della Mazzantini dal quale è tratto il film, che sarà sicuramente migliore o almeno più lineare, mi rammarica vedere che per mancanza di trama si realizzano film abbastanza improbabili paragonabili a contenitori senza contenuti.

A me non è piaciuto, sarà l’aspirina nel bicchiere di cocacola

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